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METAPONTO NEL VI E NEL V SECOLO a.C. |
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Attorno alla meta del VI secolo a.C. Metaponto cercò di espandersi: coalizzandosi con Sibari e Crotone contribuì alla caduta della colonia ionica di Siris; verso il 510 a.C. si alleò con Crotone e distrusse Sibari. In questo periodo, quasi sicuramente, il suo territorio ebbe la massima estensione, avendo come confine meridionale il fiume Sinni. E’ documentata, alla fine del VI secolo a.C., la realizzazione di un esteso piano urbano regolare, quasi di concezione moderna, con la divisione in lotti dello spazio urbano (strigas). Un’analoga ripartizione fu fatta del territorio esterno alla città, che fu bonificato con un sistema di canalizzazioni; ad ogni nucleo familiare fu affidata una particella. Metaponto rappresentò per questo un’ esperienza d’avanguardia nel mondo greco: trovo la sua fonte primaria di ricchezza nello sfruttamento della fertile pianura. Infatti, al momento di individuare un simbolo che rappresentasse l’economia metapontina, fu scelta una spiga d’orzo, che rimase nel tempo l’emblema principale della moneta della città. Metaponto ospita Pitagora Agli inizi del V secolo a.C. Metaponto visse le esperienze pitagoriche. Si ritiene che Pitagora abbia fatto costruire il tempio di Hera o Tavole Palatine: predicando il disprezzo delle ricchezze, persuase le donne di Metaponto a fondere i loro gioielli per innalzare l’edificio templare. Si dice che Pitagora, nativo di Crotone o secondo altri di Samo, abile ed eloquente oratore e grande matematico e filosofo, preferisse il soggiorno a Metaponto a quello in patria; qui mori in modo tragico, dopo avervi trascorso gran parte della vita. La decadenza Con la meta del V secolo a.C. iniziò un graduale declino: le campagne si spopolarono e si ebbe un incremento demografico e di ricchezze nei centri indigeni ubicati sui rilievi collinari che circondavano la pianura metapontina (Pisticci, Cozzo Presepe, Pomarico Vecchio, Montescaglioso). L’Atene periclea fondò la colonia di Thuri sul luogo dove sorgeva l’antica Sibari e subito dopo, Taranto (443 a.C.) fondo Heraclea nell’area dell’attuale Comune di Policoro: Metaponto, quindi, non era più in grado di frenare l’espansionismo tarantino a sud del suo territorio. Durante la guerra del Peloponneso la città portò aiuti alla flotta ateniese, tenendo un atteggiamento opposto a quello di Taranto, colonia spartana. Non si hanno notizie di scontri tra Metaponto e le popolazioni lucane: ciò è spiegabile con il ricorso della città, come di altre città greche di occidente, a mercenari indigeni per proteggersi dalle incursioni dei Lucani. |
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METAPONTO DALLA META’ DEL IV sec. a.C. ALL’EPOCA ANNIBALICA |
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La ripresa Nella seconda metà del IV secolo a.C., stranamente Metaponto, pur facendo ricorso a condottieri mercenari per frenare la pressione delle popolazioni italiche, ebbe una notevole ripresa: furono effettuate bonifiche, ebbero un intensa ripresa le attività artigianali e l’edilizia; le campagne si ripopolarono e crebbe il livello economico generale. La dominazione romana Con la sconfitta di Pirro (280 a.C. circa), ebbe inizio la dominazione romana che si manifestò con la presenza permanente di mia guarnigione militare all’interno della città. I Romani, nel costruire un impianto di fortificazione per difendersi, rispettarono il vecchio tracciato urbano. Nel III secolo a.C. alcuni monumenti ellenistici furono distrutti e riutilizzati per altri scopi. Furono costruiti piccoli edifici con funzioni artigianali o di conservazione. Mancava, però, un centro politico e amministrativo che rappresentasse la città dal punto di vista architettonico. Con la conquista romana cominciò per Metaponto una nuova crisi demografica ed economica: progressivamente molti quartieri artigianali e abitativi e lo stesso santuario furono abbandonati; i canali -drenaggio, che ne avevano permesso l’abitabilità, si colmarono lentamente di rifiuti. Annibale, con la II guerra punica, fu a Metaponto: i metapontini, dopo la partenza del presidio romano per Taranto, gli aprirono le porte della città ed egli stabilì un piccolo centro operativo fortificato (Castro) all’interno dell’abitato. Il tentativo di ribellione con Annibale fu pagato dai metapontini con dolorosi trasferimenti (Annibale portò con sé buona parte degli abitanti a lui fedeli nella sua ritirata in Calabria) e con la perdita dell’autonomia politica e commerciale. |
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METAPONTO NEL II SECOLO a.C. |
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Nel II secolo a.C. alcune parti limitrofe della città furono riprese e ripopolate; si passo ad una diversa forma di occupazione e di sfruttamento agrario: scomparvero le piccole fattorie, sostituite da poche grosse ville rustiche, dotate di impianti per l’attività artigianale e degli immancabili impianti termali. Dai 15-20 ettari della fattoria greca si passò ai 300-500 ettari della villa romana, che comprendeva una zona residenziale padronale, una zona adibita a servizi e un’altra adibita a stalle. La fattoria greca aveva uno spazio coperto di circa 60 mq, la villa romana di 200 mq. |
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METAPONTO NEL I SECOLO a.C. |
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Il geografo Strabone riferisce che Metaponto, attorno al 100 a.C., era una città ancora in vita. Molti studiosi ritengono che la fine dell’abitato di Metaponto o perlomeno una sua forte decadenza dal punto di vista urbano sia stata determinata dalla devastazione compiuta dall’esercito di Spartaco durante la guerra servile (73-71 a.C.). Ad avallare questa tesi è la notizia che Cicerone, nel 50 a.C. circa, proveniente da Siracusa, si fermò a Metaponto per visitare la casa di Pitagora, ma preferì soggiornare da un amico in campagna, quasi a sottolineare lo stato di abbandono del centro abitato. Una fonte storica riferisce di greggi che dall’Umbria venivano a transumare a Metaponto e ad Heraclea, testimoniando in tal modo la profonda trasformazione nelle forme di sfruttamento della terra in buona parte del metapontino. |
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IL TERRITORIO DI METAPONTO IN ETA’ REPUBBLICANA |
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In età repubblicana la sede stradale venne invasa dalle abitazioni artigianali, stravolgendo un concetto importantissimo nel mondo greco: il rispetto degli spazi pubblici e sacri. La plateia, infatti, la strada pubblica per eccellenza, fu occupata dalle botteghe e successivamente dalle tombe. |
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METAPONTO IN ETA’ IMPERIALE |
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Le fonti relative a Metaponto in epoca imperiale sono scarsissime e non si riferiscono ad eventi storici bensì a contesti geografici. Pausania, nel Il secolo d.C., ci informa che a Metaponto non rimaneva nulla a parte il teatro e le mura. Gli studiosi hanno dedotto da questa testimonianza la progressiva decadenza di Metaponto, che sarebbe stata quasi completamente abbandonata come centro abitato nel II secolo d.C. e, secondo altri, ridotta ad un paio di capanne all’interno delle mura. Di Metaponto finì col perdersi anche il nome. In una carta stradale dell’età imperiale, la TABULA PEUTINGERIANA (vero atlante della viabilità principale nel mondo romano), infatti, non è più riportato il nome di Metaponto nel tratto di collegamento tra Taranto ed Heraclea, ma la statio di Turiosto, toponimo che indicava probabilmente il solo scalo portuale, ad attestare la totale perdita di importanza dell’abitato. |
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METAPONTO DALL’ETA’ MEDIOEVALE AL SECOLO SCORSO |
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In età medioevale il termine Turiosto fu ripreso e trasformato in Turris Maris. Torre di Mare, situata com’era in prossimità del porto e all’incrocio di importanti e antiche strade di comunicazione della vasta pianura metapontina, in un’area desertica lontana dai grossi centri abitati, e sempre stata un luogo di transito e di sosta provvisoria di eserciti, regnanti, bande armate, ma anche di viaggiatori e viandanti. E’ stata fortezza, castello, castrum, casale, civitas: le sue strutture si sono continuamente modificate nel tempo, accrescendosi e sostituendosi, adattandosi alle notevoli necessita di un’epoca, il Medioevo, quando il Meridione d’Italia era preda di popoli stranieri (Longobardi, Bizantini, Saraceni, Normanni...). Nel secolo X era una semplice fortezza i cui edifici erano uniti da mura collegate alle torri d’angolo; presentava caratteristiche difensive contro le incursioni provenienti da terra e dal mare. Costruita con blocchi di pietra degli edifici d’antica Metaponto, Torre di Mare e stata per diverso tempo l’unico luogo di aggregazione umana di quella campagna metapontina acquitrinosa e malarica, prima ricca e fruttuosa. Da semplice fortezza, diventò Castrum con una sua struttura fortificata, il recinto interno e la torre di difesa. Successivamente (secolo XII) attorno ad essa si organizzarono elementi della vita abitativa e lavorativa: le dimore dei lavoranti e gli impianti agricoli dettero origine ad un centro abitato, il Casale. Nei secoli XIII-XIV, per necessità di organizzazione militare e amministrativa, assunse il carattere di vera e propria Civitas (realizzazione della cinta muraria, chiesa...) col nome prima di Metaponto, poi di Santa Trinità ed infime di Torre di Mare (1222). Nel 1119 era già un centro abitato, amministrato dalla Contessa Emma, signora di Montescaglioso. In seguito venne da questa ceduto con tutti i possedimenti che producevano reddito al Monastero benedettino di S. Michele (Montescaglioso). Fece parte, quindi, del giustizierato di Terra d’Otranto. Diventò feudo: passò nelle mani di feudatari e signori tarantini (secolo XIV-XV). La peste del 1656-57 cancellò Torre di Mare; il censimento del 1669, infatti, la dette per disabitata. Nel 1870 fu realizzata la ferrovia; tornò ad essere chiamata Metaponto e con l’antico nome ritornò la vita pur fra gli stenti e le decimazioni inflitte dalla malaria infestante, che soltanto con la bonifica ed il D.D.T. fu totalmente sradicata. Oggi Torre di Mare é costituita da un complesso di edifici: la taverna (l’edificio più lungo, posto di fronte, entrando nel complesso dalla strada della stazione), la chiesetta di S. Leone con le case annesse (a destra entrando) e la caserma delle guardie daziarie (ex residenza dei conti). |
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METAPONTO ALLA FINE DEL SECOLO SCORSO |
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Nell’ottobre del 1879 l’archeologo francese François Lenormant visitò Metaponto: vi dominavano il latifondo e la malaria; gli unici abitanti di quel luogo spopolato e paludoso erano i contadini con le loro famiglie e il personale della Società delle Ferrovie Meridionali. Costoro avevano il viso pallido e olivastro e il ventre gonfio, segni evidenti del vivere in un ambiente malsano. A Torre di Mare, l’antico castello del Medioevo, ritoccato nel XVI secolo, era stato da tempo smantellato e trasformate in casa colonica; una piccola chiesa consentiva di assistere alla funzione religiosa domenicale ai contadini che lavoravano quelle terre. Il Lenormant visitò la masseria Sansone e di lì raggiunse il tempio dorico esastile, dedicato ad Hera, di cui restavano in piedi quindici colonne (dieci sul lato nord del peristilio e cinque sul late sud); si meravigliò di non trovarvi alcun avanzo del fregio, della cornice e dei frontoni né tracce dei muri, delle celle e delle loro fondazioni. Si recò, poi, nei pressi del lago di Santa Pelagina, circondate da folte canne, sede dell’antico porto di Metaponto. L’archeologo francese, inoltre, segnalò alcune cause della povertà contadina: il regime del latifondo, la completa mancanza di una piccola e media proprietà terriera, l’assenteismo dell’aristocrazia agraria, che aveva dato in gestione i propri terreni a fattori e mercanti di campagna; sottolineò le penose condizioni dei contadini che, dopo una faticosissima giornata, mal nutriti e bagnati di sudore, si riposavano in capanni e sotto tettoie di fogliame, dove assorbivano il freddo della notte e le umide esalazioni delle paludi; suggerì, quindi, una legge di riforma agraria. Al censimento demografico del 1891 a Metaponto si registrò la presenza di appena 94 abitanti. |
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Metaponto è una ridente località sita in una pianura di origine alluvionale, compresa fra il Bradano e il Basente e bagnata dal Mar Jonio in cui i due fiumi sfociano. E’ ricca di reperti di grande interesse storico - archeologico risalenti all’epoca ellenistica e romana che, assieme alle bellezze naturali e alla mitezza del clima, la rendono interessante meta di un turismo prevalentemente estivo. E’ una frazione del Comune di Bernalda; conta circa 1.000 abitanti e comprende: il borgo, la stazione, il lido e le campagne circostanti. Il borgo è il principale nucleo della vita abitativa: costruito tra il 1957 e il 1959, cresciuto urbanisticamente negli ultimi decenni, in esso hanno sede i servizi sociali essenziali di cui dispone la cittadinanza e il museo archeologico. La stazione è un importante nodo ferroviario che collega Metaponto con le regioni limitrofe. Il lido, sorto negli anni ‘50, occupa una superficie non superiore ai trenta ettari e rappresenta un raro esempio di città-giardino realizzata sulla base di un preciso disegno urbanistico, con larghe piazze e strade che separane i vari lotti dove sorgono, immerse nel verde, le ville residenziali e le strutture turistiche. Alle spalle del lido si trova una larga fascia boscata di grande effetto paesaggistico costituita, per le più, da pini, ma anche da eucalipti e da acacie saline. Nei pressi del fiume Bradano è possibile ammirare un ambiente naturale di grande fascino, ottimo rifugio per un’avifauna molto particolare, che comprende folaghe, aironi, gazzette, gallinelle... Uscendo da uno dei numerosi sentieri del bosco verso il mare, si attraversa una residua fascia della macchia mediterranea, si supera il cordone dunale e si arriva all’arenile, splendido per la sua sabbia fine e dorata e per la sua ampiezza. Metaponto ha un’economia basata essenzialmente sull’agricoltura, favorita dalla struttura geografica (mare, fiumi, pianura, clima) e dalle opere di risanamento e di canalizzazione realizzate dalla riforma fondiaria degli anni ‘50. E’ dall’età greca che la storia di questo territorio e fondamentalmente storia di paesaggio agrario e di insediamenti urbano-agricoli, di rapporto costante con la campagna, dispensatrice di vita e di ricchezza. |
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